Il Gruppo Adolescenti degli oratori di San Maurizio Ruginello e Velasca, lo scorso 22 dicembre, ha vissuto un’esperienza di incontro e servizio con le persone senza fissa dimora che dormono in zona Duomo a Milano.
Grazie all’aiuto generoso delle comunità il gruppo, composto da 15 ragazzi, 5 educatori e 3 accompagnatori, ha potuto donare vestiti, coperte, cibo e materiale per l’igiene personale.
“Ma dove la mettiamo TUTTA QUESTA ROBA?” – è la domanda che ci siamo fatti più spesso durante la raccolta di vestiti usati che ha coinvolto le Comunità di San Maurizio e Ruginello.
La generosità delle persone a cui abbiamo chiesto una mano per realizzare il nostro progetto, donare vestiti alle persone senza fissa dimora, è stata letteralmente strabordante: i nostri zaini non sono bastati per contenere tutto e i nostri occhi sono rimasti increduli ed entusiasti di fronte a una risposta così positiva.
Non eravamo ancora partiti e “Fatti avanti” era già lontano dall’essere “solo” lo slogan scelto dalla FOM per questo Anno Pastorale 2025-2026: è stato l’invito raccolto e rilanciato da ogni persona che ci ha donato un pacco di abiti confidando che il nostro passo avanti avrebbe dato a quei vestiti un destinatario.
“Fatti avanti” è stato il desiderio che gli educatori hanno coltivato per e con i propri ragazzi ed è ciò che ciascuno ha sentito nel cuore per dare fiducia alla proposta e dire di sì, anche se c’erano altri impegni, anche se non si sapeva bene cosa aspettarsi, anche se un po’ faceva paura.
E allora ci siamo: accompagnatori, educatori e ragazzi di tre oratori diversi, Velasca, San Maurizio e Ruginello, 22 dicembre, ore 17.30. Zainoni in spalla e tanta curiosità nel cuore, partiamo, direzione Duomo.
“Non so cosa aspettarmi, ma servirà davvero TUTTA QUESTA ROBA?”, si chiede una delle ragazze lungo il viaggio di andata. La stessa ragazza, come tanti suoi compagni, rimarrà stupita e commossa ascoltando una delle storie delle persone incontrate e, nel nostro piccolo, aiutate.
Perché, pur con “TUTTA QUESTA ROBA” dietro, siamo rimasti disarmati: pensavamo di avere tanto, ma il contenuto dei nostri zaini non è stato abbastanza e alcune cose non sono proprio servite; pensavamo di avere tempo in abbondanza, invece la serata è volata e non siamo riusciti ad esserci per tutti; pensavamo che avremmo ricevuto tanti “grazie” per TUTTA QUESTA ROBA donata. E, in effetti, “Grazie” è la parola con cui una delle ragazze presenti riassume l’esperienza vissuta. Non la sceglie riferendosi ai “grazie” ricevuti dopo la consegna dei vestiti, ma al “grazie” reciprocamente scambiato al termine di un incontro con una persona senza fissa dimora che ha raccontato ai ragazzi pezzi della propria storia. Gli occhi commossi di questa ragazza e del resto del gruppo testimoniano che l’incontro, anche in una fredda sera di dicembre, sprigiona più calore di una coperta. E scalda in modo sorprendente anche noi, che abbiamo già TUTTA QUESTA ROBA ma spesso scegliamo il freddo della distanza, della paura, della comodità.
“Dialogo”, “incontro”, “diversità”, “chiacchiere”, “positività”, “sorriso”, “storia”, sono alcune delle altre parole con cui gli adolescenti riassumono l’esperienza: è la pienezza di un servizio che non ha svuotato solo lo zaino ma che si è preso tutto il tempo e l’umanità necessari per diventare incontro che cambia lo sguardo. Nel viaggio di ritorno i ragazzi erano un fiume in piena e anche a casa hanno riportato con inarrestabile gioia storie, incontri, sguardi. Prima non c’era, “TUTTA QUESTA ROBA”: il “farsi avanti” della comunità e dei ragazzi l’ha generata, lasciando gli zaini vuoti e il cuore pieno di “grazie”.
Elisa, Elisa, Federico, Pietro e Sofia,
educatori del gruppo adolescenti
